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mercoledì 16 maggio 2007

Colloqui di gruppo...

Tratto da davidonzo.com

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Per la verità non ho tanta esperienza di colloqui, avendone fatti solo due prima, e SEMPRE con modalità del tipo: che sai fare? Che hai fatto? Che ti piace? Che non ti piace? Colloqui andati entrambi a buon fine, anche se uno di questi non fu seguito da assunzione in quanto le condizioni contrattuali (primi tre mesi gratis come prova...) non mi aggradavano tanto.

Nei colloqui di gruppo, non gliene frega niente del tuo titolo di studio, non gliene frega niente delle tue esperienze passate, non gliene frega niente delle tue competenze.....
Quello che mi è stato chiesto di fare:

1- Compilare un piccolo questionario con dei dati personali ed esporli in modo chiaro davanti a tutti in 45 ss.
2- Parlare tutti insieme per 10 minuti sul nostro rapporto con i cellulari.
3- Anagrammare il proprio nome ed inventarsi una storiella con protagonista il nostro nome anagrammato.
4- Un altro questionario con cose del tipo "ti piacciono i fiori?" (mi ricordava tanto la visita militare...)
5- Inpersonare il Papa su una mongolfiera in picchiata, convincendo gli altri a salvarmi per non si sa quale motivo.

Questi sono solo i punti più salienti, perchè di cazzate me ne hanno fatte fare altre.
Al secondo turno, sono stato scartato. Prima di me sono stati scartati TUTTI i miei vecchi colleghi di università, TUTTI come me laureati in economia e commercio, con indirizzo aziendale...
Quelli rimasti erano TUTTI usciti da altre esperienze simili. Ovvero erano al loro quarto/quinto colloquio del genere, e chiaramente sapevano meglio di tutti come affrontarlo...

Ora, quello che mi chiedo io è:
1- Che cazzo mi sono laureato a fare?
2- Le mie competenze di quasi 3 anni di lavoro in cui ho strutturato un sistema di qualità, un settore contabilità gestionale e analitica, implementazione di due siti web......e molto altro.........non mi servono ad un cazzo?
3- La mia scarsa propensione alla prosa mi limiterà professionalmente per tutta la vita?

La cosa veramente brutta, non è tanto che non mi abbiano preso, ma il sapere (dai tanti che erano al quarto colloqui della loro vita) che ormai TUTTi fanno così. Il personale si sceglie in base alla mongolfiera.

Ora, io lavoro, ho uno stipendiucolo ridocolo, lo so, ma mi permette di tirare a campare. Ma mi girano i coglioni sapere che gente che come me, ha studiato, si rompe il culo tutto il giorno, si sbatte e risbatte, ha tanta voglia di fare, e poi? Poi se cadi dalla mongolfiera non sei cosa per la quale, e non lavori .

Ribadisco una volta di più che MAI più farò colloqui del genere, perchè ho troppo rispetto di me e di quello che valgo. Ma vorrei veramente capire, se le mie competenze in un colloquio non sono importanti, dove sta il differenziale fra me e uno che nella vita sa solo essere simpatico?

Continua su davidonzo.com

mercoledì 18 aprile 2007

La rivolta dei candidati ignorati

Indagine inglese: quattro su dieci di quelli che cercano lavoro boicottano i prodotti delle aziende che non hanno mai risposto alle loro candidature o non si sono comportate in maniera corretta durante il processo di selezione.

Di solito non c’è nessuna risposta. Alle volte arriva una email automatica di ringraziamento. Formale, asciutta, impersonale. Una di quelle che vengono inviate indistintamente da uno strumento automatico e che inizia con "Gentile Candidato/a". Raramente, verrebbe da dire con la stessa frequenza del passaggio di una stella cometa, accade di essere chiamati per un colloquio.

L'articolo è di Federico Pace e si trova in questa pagina.

E voi? Quanto avete aspettato prima di avere una risposta? Avete cambiato il modo di vedere un "marchio"? Avete cambiato tipo di consumi?

giovedì 12 aprile 2007

Mi vuoi esaminare? Mi devi pagare.

Rimborso spese obbligatorio per chi va a fare un colloquio di lavoro.
Questo è quello che ci servirebbe.

Quante volte c’è capitato di fare anche più di 100km per andare a fare una selezione per un posto che magari era già assegnato dall’inizio?!!
Quante volte le multinazionali ci hanno invitato in mega-selezioni, senza poi assumere nessuno, forse solo per fare esercitare i loro giovani selezionatori nel mestiere?!!
Bisogna andare li puntuali, con curriculum alla mano, sempre pronti, sempre a spese nostre, ma poi nessuno garantisce niente.
Del resto, le aziende non hanno nessuno obbligo di assunzione a seguito di una selezione, in teoria potrebbero farle anche solo per passatempo!!

Ormai il colloquio di lavoro è diventato una spesa fissa mensile per chi cerca lavoro.
E con i “contrattini” che durano massimo 6 mesi, praticamente si è sempre alla ricerca di un lavoro.

Credo che il prossimo passo dopo il rimborso spese obbligatorio per i tirocinanti, debba essere il rimborso spese obbligatorio per chi va a fare un colloquio di lavoro.
Questo almeno stimolerebbe le società di somministrazione e le aziende in genere, a chiamare i potenziali candidati solo in caso di reali possibilità di assunzione.
Per qualcuno poi (come me), l’andar a fare i colloqui diventerebbe un vero e proprio lavoro ed è giusto che sia.
In questo mondo dove bisogna sempre pagare tutto, per quale motivo i colloqui dovrebbero essere gratis?!.

lunedì 5 marzo 2007

Giovane laureato? Ahi ahi ahi..

Si registrano ancora una volta dati sconfortanti per i laureati italiani che nella nuova indagine di Almalaurea appaiono come un esercito di giovani colti ma lontani anni luce dall'agognato mondo del lavoro

a cura di Marta Ferrucci

Nulla di nuovo, penserà qualcuno, se non fosse per il fatto che i dati dell'indagine 2006 appena presentati sono, se possibile, peggiori di quelli dell'anno precedente e per trovare dati altrettanto bassi bisogna risalire al lontano 1999.

Ad un anno dalla laurea nel 2006 solo il 45% dei laureati triennali ha trovato lavoro nell'arco di un anno, contro il 52% dell'anno precedente. Oltre ad esserci meno laureati occupati anche gli stipendi hanno subito una flessione, al punto che un laureato del 2006 guadagna mediamente meno di un laureato del 2001. E se nel 2005 la metà degli occupati che trovavano lavoro riusciva ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, nel 2006 l'impresa è riuscita solo ad un terzo di loro.

Sappiamo tutti che ad un diploma di laurea non corrisponde più un lavoro sicuro ma credevamo (erroneamente) di aver già toccato il fondo. Quel che avete letto fino a qui vi ha demoralizzato? Se siete uomini potete tirarvi su, le colleghe donne infatti stanno peggio di voi: hanno un tasso di occupazione più basso, guadagnano meno e sono ancora più precarie.

Ma se in Italia non sanno cosa farsene dei laureati, perchè le istituzioni si lamentano del fatto che da noi ce ne sono troppo pochi rispetto ad altri paesi? L'Italia ha meno laureati del Messico e poco più della Turchia, ciononostante il mercato del lavoro non riesce ad assorbirli ed anche il settore della ricerca è poco attenta ai suoi talenti, vedi il fenomeno dei cervelli in fuga. Una serie di contraddizioni difficile da conciliare e che vede l'Italia ancora una volta fanalino di coda in Europa.

I giovani sono avvertiti: chi si iscrive all'università lo faccia per il proprio interesse personale, per crescere culturalmente, senza aspettarsi che la laurea gli possa aprire le porte del mondo del lavoro. Anzi, a volte è proprio il contrario: "troppo qualificato..." ci si sente dire alla fine di un colloquio.

Via | studenti.it