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lunedì 10 settembre 2007

Ci hanno sempre preso per il CULO



Servono più ingegneri. SERVONO PIU' INGEGNERI. C’è una richiesta di ingegneri enorme. Le aziende non riescono a trovarli e sono disposte a pagare anche più di 3000euro al mese per un neolaureato.
I cacciatori di teste, i famosi HEAD-Hunter, stanno impazzendo per le ricerche,ma nemmeno loro riescono a trovarli.
Le società di selezione cercano ingegneri in ogni dove e sono disposte a rimborsare anche le spese dei colloqui; alcune danno persino vitto e alloggio in alberghi a 4 stelle pur di incontrare un ingegnere!!
E' normale. Le aziende hanno troppo bisogno di ingegneri e quindi li pagano profumatamente e li trattano con i guanti.

E’ un mondo stupendo vero?

Ovviamente vi sto prendendo per il culo, ma almeno io l’ho fatto una volta sola.

Le “merde” dei telegiornali e della televisione in genere continuano a prenderci per culo giorno per giorno con queste scemenze e nessuno dice niente…… è giunto il momento che qualcuno inizi a raccontare le cose come stanno veramente.

Questo qualcuno è MrTurbo.

giovedì 6 settembre 2007

Ridere fa bene alla salute

Un signore di oltre 50 anni incontra un amico imprenditore che non vedeva da tanto tempo.
Signore: Ciao carissimo ..sai ho mio figlio disoccupato, puoi fare qualcosa per lui? Proprio non riesce a trovare lavoro, eppure è anche diplomato.
Imprenditore: Non c’è problema , ci penso io. Gli andrebbe bene un posto come vice presidente al consiglio di amministrazione?
Signore: Be.. veramente.. mio figlio è una persona umile, vorrebbe qualcosa di più modesto.
Imprenditore: Non c’è problema, ci penso io. Gli andrebbe bene un posto come Senior Manager?
Signore: Mio figlio è una persona umile e semplice. Non c’è qualcosa di più modesto?
Imprenditore: Non c’è problema, ci penso io. Gli andrebbe bene un posto come Project Manager della divisione tecnologie informatiche?
Signore: Mio figlio è molto umile, vorrebbe qualcosa di ancora più modesto.
Imprenditore: Ci sarebbe un posto come programmatore junior…
Signore: Ecco quello andrebbe benissimo.
Imprenditore: Purtroppo per quello è richiesta laurea, 3 anni di esperienza e diversi corsi di specializzazione…

martedì 15 maggio 2007

Commenti sulla riforma

Ecco alcuni commenti sulla riforma universitaria tratti dal sito universitor.it.
Si tratta di commenti vecchi di almeno qualche anno, ma ancora incredibilmente attuali.

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I vostri commenti
  • E' uno scandalo: gli ingegneri di Tor Vergata si laureeranno a ventitre anni ma poi dovranno iscriversi ad una Università seria: la didattica è penosa, la promozione è garantita a tutti; ormai è necessario e sufficiente pagare le tasse: a chi giova conseguire un titolo che non vale niente ? (e se poi i ponti crollano?).

  • Si, è vero... Adesso si che è da paura! Ora che gli esami si passano con le domande a risposta multipla o con le tesine vedrete che verranno da tutta Italia per iscriversi alla nostra Facoltà!
    Tra poco ci saranno tanti Ingegneri (o pseudo-ingegneri) che andranno a rovinare irrimediabilmente l'Ingegneria italiana che tanto era stimata nel mondo... Complimenti soprattutto al (per fortuna) ex-ministro Zecchino, il quale ha inconsapevolmente rovinato l'Università italiana e poi ha creduto bene di dimettersi.
    E complimenti anche al Management della nostra Università che ha pensato bene di attuare la Riforma a tutti e 5 gli anni, invece che attivarla, in caso, soltanto per il primo!
    Ora che però la Riforma Universitaria è di nuovo in discussione ("Riforme sbagliate chiamano Contro-Riforme" diceva tempo fa Silvio Berlusconi) che succederà?
    Inoltre chi di competenza ha sbagliato i conti con il risultato che la Laurea Specialistica si potrà, forse, conseguire solo nel Luglio 2002! Molti studenti, per questo motivo, sono rimasti al Vecchio Ordinamento!

  • Secondo me la Riforma è da paura... E' incredibile quanto sia migliore adesso il sistema, prima era impossibile laurearsi; adesso finalmente Ingegneria è diventata più accessibile agli studenti e si evita di rifare gli stessi programmi dentro diversi esami. E poi penso che la fame di Ingegneri che aveva l'Italia verrà ben presto saziata...

  • Da Università dell'elite ad Università di massa. Complimenti.

  • Leonardo da Vinci, massimo esempio della conoscenza come concetto universale, non sarebbe mai stato d'accordo ad eliminare il tradizionale sistema universitario italiano; istruzione unica al mondo per completezza.

  • E se Silvio blocca la Riforma come ha già annunciato di fare?

  • Fa pena.

  • Peccato però gli orali erano tanto belli, così saremo si degli ingegneri ma forse non impareremo mai a parlare bene l'italiano ed esporre le proprie idee tecniche.

  • Coloro che fanno le riforme sono dei veri "incompetenti" perchè non sanno le problematiche del settore.
    Come mai gli Stati stranieri (vedi gli USA) assoldano molti laureati italiani (Medicina, Ingegneria, Fisica) per le loro ricerche o per gli investimenti aziendali? Forse per la cultura di base che è tipica dell'Università italiana? Guarda caso in ogni grande progetto compare sempre un nome italiano e negli ultimi anni ciò si è verificato sempre più spesso.
    La riforma ci penalizzerà fortemente perchè ci renderà tutti uguali di fronte agli altri paesi europei e agli Stati Uniti (esami a "quiz", figurati che cultura uno può avere).
    Il sistema universitario valido è quello vecchio perchè crea selezione e rende meno inflazionata una professione come quella dell'Ingegnere che con la nuova riforma diventerà una categoria sottopagata e meno competente (si guadagna di più a fare il contadino e in più si sta all'aria aperta).
    Politici, tornate a casa, siete una massa di incompetenti, la Riforma spetta agli studenti che ne sanno più di voi.

  • Le fasi di avvio sono sempre le più difficili. Ci siamo capitati dentro ma non piangiamoci addosso! Prendiamo questa Laurea da 3 e chi lo ritiene vantaggioso per sè studia altri 2 anni; e poi .. l'Europa è grande! Se abbiamo il coraggio di staccare il cordone ombelicale con mammina Italia ci si aprono tante più porte davanti quanti sono i paesi dell'UE.
    La verità è che comunque ciò che conta veramente in ogni lavoro non è quanto hai studiato, ma quanto hai aperto la mente e quanto sei SVEGLIO.
    I secchioni imbranati fanno sempre una brutta fine.

  • Continua su universitor.it

    sabato 28 aprile 2007

    Di male in peggio...

    Secondo Micron i laureati in Abruzzo sono troppo pochi, ecco cosa dice il direttore generale Sergio Galbiati:

    [...] le 10 facoltà tecniche, scientifiche ed economiche abruzzesi “producono” poco
    meno di 3.000 laureati all’anno (fonte CRUI) con un trend di crescita del 23%. In pratica tra 5 anni saranno circa 8.500. Pochi, troppo pochi, in un mondo nel quale la tecnologia corre incessantemente e la generazione di valore e reddito, quindi di nuovi posti di lavoro, dipende essenzialmente dalla capacità di competere a livello di innovazione, tecnologia e cultura. Anche per questo l'idea-progetto cha abbiamo chiamato Politecnico Internazionale d' Abruzzo è davvero importante e utile. [...]
    Scarica l'articolo intero in formato pdf

    Stupendo. Se siamo già disoccupati ora con 3000 laureati all'anno, cosa succederà tra 5 anni quando ne saranno oltre 8000 !??

    martedì 10 aprile 2007

    Chi seleziona i selezionatori?

    Le ragazze difficilmente hanno più di 30 anni e sono sempre bellissime e provocanti.
    I ragazzi sono anche loro giovanissimi, sempre in giacca e cravatta e sempre acidissimi.
    Nessuno di questi ha mai fatto un colloquio oltre quello che gli ha permesso di entrare nell’azienda dove lavorano. Nessuno di questi sa cosa sia un saldatore tig o un cablatore.
    Nessuno di loro ha mai lavorato veramente in vita propria.
    Parliamo chiaramente dei selezionatori delle agenzie di somministrazione o degli uffici risorse umane delle migliori multinazionali.
    A dirlo è una persona che come tante ha fatto almeno 200 colloqui e a riguardo potrebbe scriverci un libro.
    Ovviamente non tutti i selezionatori sono cosi.. ci sono anche dei selezionatori bravi, ma la maggior parte purtroppo non appartiene a questa categoria. Il punto è che qui in Italia si richiedono anni di esperienza per fare qualsiasi cosa tranne che per fare i selezionatori.
    Certo non bisogna per forza essere un ingegnere per selezionare degli ingegneri,ma perché mai un ingegnere con tanti anni di esperienza dovrebbe farsi selezionare da una giovanissima e sorridente “signorinella” di 25 anni per cui Linux è solo un cartone animato?!!!

    La sapete già quella famosa barzelletta sui selezionatori?

    Il selezionatore: Lei conosce l’inglese?
    Il candidato: Io si e lei?

    sabato 7 aprile 2007

    I laureati in Italia: pochi e non desiderati

    Abbiamo meno laureati delle altre nazioni europee e contemporaneamente abbiamo una grandissima fuga di cervelli all'estero.
    Che senso ha continuare a spingere le persone a laurearsi?
    Più persone si laureano e più persone se ne andranno via a lavorare a l'estero. Se la gomma è forata che senso ha continuare a pomparci dentro aria?
    Bisognerebbe prima ripararla, metterci una pezza. Altrimenti è tutto inutile.
    Forse l'idea di dare incentivi alle imprese che assumono laureati partorita dal Professor Cammelli, presidente di AlmaLaurea, potrebbe rivelarsi l'unica soluzione utile, esattamente come una "pezza" su una gomma forata.
    Certo l'idea non è malvagia,ma potrebbe dare fastidio a qualcuno. Attualmente i laureati in Italia non contano niente, le tante pmi sono governate per lo più da diplomati. Per molte di queste persone la laurea è semplicemente un oggetto misterioso e incomprensibile. Come verrebbe vista da loro questa "forzatura" ad assumere laureati?!

    venerdì 6 aprile 2007

    La vera rivoluzione

    Dal blog di un amico:

    [...] Tutto nasce dal fatto che tutto ciò che accade nella vita quotidiana mi porta a sostenere che nulla e nessuno potrà mai riportare nei giusti binari il quieto vivere….A chi non è mai successo di trovarsi in difficoltà nel lavoro, nonostante curriculum enormi, solo perchè NON SI HA UNO SPONSOR POLITICO !!!

    Siete degli studiosi ? Vi piace il mondo accademico ? Lasciate perdere perchè tanto i Politici vi diranno che in italia non c’è bisogno di ricerca perchè quei soldi andranno destinati a rifinanziare le varie guerre di potere e di imperialismo nel mondo … oppure se proprio vi rivolgerete ai Professori di qualche Ateneo vi risponderanno che quei posti sono già assegnati per i prossimi 1000 anni …. Quindi LASCIATE PERDERE !!!

    Siete giovani intenzionati a studiare all’ Università ? Quale errore più grave !!! Lasciate perdere perchè tanto una volta Laureati con una Laurea pesante, magari Ingegneria , magari anche specializzati in qualche Master importante pagando svariati soldi o addirittura con più lauree vi ritroverete solo qualcuno che vi offrirà 1000 € al mese con “contratti” a progetto rinnovabili ogni 3 mesi bene che vi vada o un bel posto da centralinista come qualche anno prima avevate sperato !!!! Per questi contratti un ringraziamento speciale ai SINDACATI e ai SINDACALISTI che hanno inventato la FLESSIBILITA’ (… a voi vi dedicano piazze e vie a noi solo OMBRA E POLVERE !!!) quindi anche in questo caso giovani LASCIATE PERDERE !!!

    Siete giovani ricchi di idee e di speranze ? Aprite una azienda e trovatevi i vostri potenziali clienti … come vi chiederete ??? Facile chiedete a qualche vostro amico politico … Non ne avete amici politici ?!? AH AH AH anche in questo caso LASCIATE PERDERE !!!!

    Siete ambiziosi e volete fare i manager in quache grossa azienda ? Facile se vi chiamate AGNELLI, BERLUSCONI … (non mi dilungo la lista è lunga …) , non disperate se il vostro congnome non è uno di quelli indicati basta conoscere quaulche CARDINALE o EMINENZAAAAA (meglio se si chiama RUINI o BERTONE), non rientrate nemmeno in questa seconda opzione beh anche in questo caso LASCIATE PERDERE!! [...]

    Via | bloggratis.it/diluziotps/

    mercoledì 4 aprile 2007

    Consigli su come trovare lavoro in Italia nonostante la laurea

    Guardate qui che sono si sono invetati dei poveri ragazzi laureati pur di trovare lavoro.

    Ecco l'idea di mercutio2:
    "Io ho intenzione di fare così. Per certi posti (commesso, cameriere etc) ometto nel CV la laurea avuta poi con 110 e lode. Appena vedono che hai la laurea ti scartano all'istante! Quindi metto solo il diploma, anche se il mio non è gran che (maturità classica mentre preferiscono o ragioneria o alberghiero).
    Poi si può mentire certo sulla residenza. Dici che è vero che risiedi dove in realtà abiti, ma hai il domicilio a Roma cioè hai già casa a Roma e puoi quindi iniziare subito l'attività .
    E questo non basta. Nel CV devi mentire spudoratamente e cioè mettere almeno 1 mese di esperienza in quel settore, meglio all'estero così loro non possono verificare e fai la bella figura dell'esperienza in lingua straniera.
    Questo per avere le carte in regola per farsi chiamare ai colloqui, ho visto che la cosa funziona! Il problema poi è passarli questi maledetti colloqui ???!"

    martedì 3 aprile 2007

    Quelli che fanno televisione

    L’Italia è il paese in cui è normale che un numero consistente e crescente di persone si qualifica dicendo “faccio televisione”. Ma che lavoro è fare televisione?!

    In Italia la gente che ha sudato per prendersi una laurea in medicina o in ingegneria o in qualsiasi altra cosa, si ritrova (quando va bene) con stipendi da fame che sfiorano il ridicolo e dopo decine di anni, quando lo stipendio inizia a crescere, comunque sarà sempre inferiore a quello di un qualsiasi comico televisivo, di un qualsiasi presentatore, di un qualsiasi buffone della televisione.

    Questa è l’Italia a due velocità dove ci sono differenze abissali tra chi lavora nella televisione e chi lavora fuori.

    Nella televisione gli stipendi sono altissimi per tutti, il meno bravo prende mediamente 5000 euro al mese, il più bravo arriva anche a 100.000 e più con una serata, ma fuori dalla televisione, nel mondo di chi deve lavorare davvero (anziché fare televisione) gli stipendi sono di un altro tipo.

    Si parte da meno di 1000 euro al mese per arrivare a circa 1500 euro dopo tantissimi e tantissimi anni di fatica.

    In Italia non importa se salvi la vita alla gente, non importa se costruisci ponti, strade e ferrovie, non importa se mandi avanti una fabbrica, non importa se fai ricerca, non importa se mandi avanti un paese ( vedi pompieri,tassisti, medici, ingegneri, falegnami, contabili, ricercatori, camerieri, commessi, baristi, poliziotti, informatici, operai, elettricisti ecc ) il tuo stipendio sarà sempre ridicolo ..sempre bassissimo rispetto a chi fa televisione!!

    E’ cosi perchè in Italia è più importante chi prende a calci un pallone di chi salva la vita alla gente, è più importante chi presenta balletti, di chi porta avanti una fabbrica, è più importante chi fa il comico/buffone di chi fa ricerca, è più importante chi fa “il tronista” di chi lavora sul serio… di chi fa il meccanico, l’elettricista, il postino, il contabile, il disegnatore, lo spazzino, l’idraulico o qualsiasi altra cosa non abbia a che fare con la televisione.

    Un qualsiasi buffone della TV ( anche una semplice Iena ) guadagna più di un dirigente di fabbrica, più di un medico, più di un pompiere, più di chiunque faccia sul serio un lavoro!

    Ormai è di moda dire “faccio televisione”,ma cosa cavolo significa?!

    Lo dico io cosa significa: significa fare il parassita della società, significa guadagnare un sacco di soldi per non fare nulla, per fare salotto in TV, per raccontare barzellette, per insultare qualcuno, per presentare balletti, per raccontare una partita di calcio o per fare il buffone!

    Per fare queste cavolate si guadagna veramente tantissimo …e questo è vergognoso!!

    E’ vergognoso perché in questo paese gli insegnanti e i ricercatori faticano ad arrivare alla fine del mese!! E’ vergognoso perché “i buffoni della TV”, alla faccia nostra, fanno una vita da Re o da Regina.

    Non so voi, ma io sinceramente non mi sento inferiore a questa gente che “fa televisione” e sono stufo di questa disparità di trattamenti; non li odio e non li invidio, ma so che è per colpa loro che l’Italia va male! Una volta si diceva “lavoriamo tutti lavoriamo meno” e loro non lavorano affatto ..fanno salotto, si divertono, fanno chiacchiere e prendono un sacco di soldi che in realtà dovrebbero finire nelle tasche della povera gente.. quella che lavora sul serio.. perché alla fine la ricchezza della nazione è quella che è e se finisce nelle tasche dei “super uomini e super donne” che fanno televisione, alla gente che lavora veramente cosa gli rimane?! 1000 euro al mese se va bene.

    E 1000 euro al mese non bastano mai, ancora di più se devi lavorare almeno 8 ore al giorno e alzarti alle 6 tutte le mattine ..e magari per fare quel lavoro ti sei dovuto laureare, hai dovuto studiare una vita e la ricompensa è stata vedere il “tronista” semianalfabeta girare in Ferrari fuori le discoteche..

    forse perché è quello il suo lavoro.. alzarsi tardi, divertirsi, lavorare una volta al mese e godersi la vita con tanti soldi in banca alla faccia di chi quei soldi non li avrà mai, nonostante il sudore, gli studi, la fatica e l’impegno.. semplicemente perché non lavora nella televisione.. e qui parliamo della televisione dove tutto è più facile e dove tutti guadagnano tantissimo con pochissima fatica.

    Noi siamo i poveri e i deboli, loro sono i ricchi e i potenti. E’ l’Italia a due velocità.. è l’Italia divisa tra chi è dentro ( la televisione ) e chi è fuori…………
    ma se un giorno noi smettessimo di lavorare tutti, chi manderebbe avanti l’Italia?!! Chi lavorerebbe nelle fabbriche?!? Chi lavorerebbe negli ospedali?!?! Chi lavorerebbe nei bar?!? Chi costruirebbe le strade e le case?!? Non di certo loro “quelli che fanno televisione” … “quelli per cui la vita è solo un salotto in TV” ….

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    Vi ricordate questo vecchio post?

    Ringraziamo gli amici di IlGattoDiMarmo per averlo fatto tornare di nuovo sulla cresta dell'onda..

    lunedì 2 aprile 2007

    Incentivi per assumere laureati

    Cercando informazioni qua e la sulla rete, ho trovato questo vecchio articolo di Federico Pace ... buona lettura.

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    "Il rischio che stiamo correndo è di creare generazioni di laureati delusi senza un futuro davanti a sé". E' allarmata l'analisi sull'ingresso dei laureati nel mondo del lavoro del professor Andrea Cammelli, Presidente del consorzio interuniversitario Almalaurea.
    Professor Cammelli, lei studia i giovani laureati da molti anni, ritiene che ci sia un modo per agevolare la loro entrata sul mercato del lavoro?
    "La gran parte delle imprese oggi assume diplomati piuttosto che laureati. La proposta che mi sento di lanciare è che ci si dovrebbe dar da fare per introdurre una defiscalizzazione sugli oneri per quelle aziende che assumono laureati. Se le imprese vogliono introdurre competitività devono utilizzare risorse umane di alto profilo. E non solo italiani".
    Anche laureati da altri Paesi?
    "E perché no? Che vengano anche da altri Paesi, che si aprano le frontiere. Negli anni precedenti le nostre aziende hanno basato la loro competitività più sui prezzi che sulla qualità delle risorse umane. Si deve cambiare. Quel che più importa ora è che esse devono cambiare atteggiamento e, se non lo fanno da sole, bisogna dare loro qualche stimolo. Per questo penso alle agevolazioni fiscali".
    Quest'anno le imprese assumeranno meno laureati dell'anno scorso. In qualche modo alcuni laureati si vedono costretti a scegliere tra l'opzione master o quella di accettare un lavoro da "diplomati". Lei cosa suggerisce di fare?
    "Credo che messa così la condizione dei laureati diventi una specie di guerra. Ci sono altri numeri che destano preoccupazione. I laureati che hanno partecipato ai progetti internazionali Erasmus e Socrates trovano lavoro con una probabilità più o meno identica a quella dei laureati che sono rimasti in Italia (solo un punto percentuale in più). Mi chiedo se è mai possibile che questi laureati, ovvero giovani cha hanno tagliato il cordone ombelicale con la famiglia, che conoscono le lingue, che mostrano di essere disposti a trasferirsi, non riescano a farsi preferire dalle aziende. Allora mi viene da pensare che sono le aziende che preferiscono accontentarsi".

    La laurea breve che doveva favorire l'incontro dei giovani con il mondo delle aziende, secondo alcuni, non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi. E' così?
    "Noi negli ultimi anni abbiamo ceduto più di 400 mila curriculum alle aziende e debbo dire che le imprese non sembrano distinguere tra laurea breve e laurea a 5 anni. Ho paura però che ci sia una specie di luogo comune avviato dalle università insoddisfatte dalla riforma e spinto verso la società. Non nego che ci siano problemi, ma questa idea diffusa e non verificata, che i laureati brevi siano meno 'pronti' al lavoro dei laureati a 5 anni, è tutta da verificare".
    Come è cambiato in questi ultimi anni il rapporto dei giovani con il futuro?
    "Un tempo, succedeva che uno studiava con slancio e con la convinzione che se ci si dava da fare velocemente, si finiva in una delle nostre grandi aziende, penso all'Olivetti ad esempio. Oggi tutto questo non c'è più. Le nuove aziende però stanno faticosamente rimettendo i conti a posto. Ma devono spicciarsi perché ai ragazzi dobbiamo dare una speranza".


    Via | uonna.it

    martedì 27 marzo 2007

    Le imprese cercano analfabeti

    L'allarme di Mussi: "E' una mattanza"
    BOLOGNA - "E' la mattanza dei laureati". A Bologna per una tavola rotonda su università e mondo del lavoro il
    ministro Fabio Mussi non usa mezzi termini per commentare i numeri di una ricerca di Almalaurea sui livelli occupazionali dei laureati in Italia e in Europa. "Il paese si deve dare una mossa serve una scossa o altrimenti l'Italia non si riprenderà mai stabilmente". Parole che confermano cifre davvero allarmanti. "Abbiamo 12,5 laureati su 100, nella fascia tra i 24 e i 35 anni: la metà della media europea".

    Stesso deficit anche per quanto riguarda gli universitari, mentre crescono i "fuori corso" con "21,5 studenti persi tra il primo e il secondo anno di università". Le colpe di un sistema che arranca? Secondo Mussi vanno cercate nella bassa composizione intellettuale del mercato del lavoro: "Le imprese cercano analfabeti". Del resto le statistiche confermano "la bassa propensione ad investire in ricerca e sviluppo". "Fa spavento il 2,3% di investimenti italiani sul valore aggiunto, cioè sulla ricchezza nuova prodotta - spiega Mussi - Mentre la media europea è del 5,5, la Germania è al 7,5, gli Stati Uniti all'8,7 e il Giappone al 9,6".

    Via | repubblica.it

    Un primo commento a caldo:

    L'Italia ha un tessuto industriale diverso da quello degli altri paesi europei, ci sono più "impresucce" e meno multinazionali.
    Probabilmente è proprio per questo che c’è meno bisogno di laureati rispetto alle altre nazioni.

    Non so esattamente come stiano le cose, quello che però è chiaro è che qui in Italia ci sono molti più laureati di quelli che servono.

    E questo spiega tutto.
    Spiega perché i laureati sono cosi sotto pagati e sotto richiesti (c'è più offerta che domanda) e spiega perché molti laureati italiani sono costretti a emigrare all’estero.

    Le Università Italiane sono diventate una fabbrica di disoccupazione e andrebbero fermate prima che diventi troppo tardi. Non ha alcun senso metterci a fare a gara con Germania o Francia per vedere chi sforna più laureati. Ogni nazione ha esigenze differenti. In Italia semmai si dovrebbe favorire la nascita e la crescita di aziende multinazionali gigantesche, le uniche in grado di valorizzare tutti questi laureati.
    Le piccole medie imprese italiane, fondate e dirette da diplomati, sono alla ricerca di semplici "tuttofare" semianalfabeti. Per queste aziende i laureati sono una risorsa incomprensibile e inutilizzabile.

    domenica 18 marzo 2007

    Dal blog del laureato pentito

    Tratto da: http://laureatopentito.blogspot.com/2007/03/dubbio-amletico.html

    Mi soffermo un attimo a riflettere..
    Provo ad immedesimarmi in un Governo. Spulcio le statistiche e trovo che il tasso di laureati in Italia è veramente sotto la media europea. Cosa faccio? Forse è abbastanza normale che le istituzioni dicano: "Mancano i laureati, specie quelli tecnici". Perchè poi l'Italia dovrebbe essere competitiva se non ha un tasso di scolarizzazione simile agli altri paesi europei?
    E' qui, secondo me, il bug fondamentale.
    Nessun governante di nessun paese europeo si sognerebbe di dire ai propri giovani: "Non serve che vi laureate".
    Ed è per questo che anche in Italia nessuno lo dirà mai. Giustamente. Infatti il problema non è la laurea, ma l'applicazione della laurea.
    Non credo che negli altri paesi i laureati si lamentino dei loro trattamenti economici e dei loro impieghi. In Italia invece si. E' proprio qui l'anomalia che ci differenzia. A questo punto ci sono due possibilità:
    1. Gli italiani sono geneticamente predisposti a lamentarsi dei propri lauti stipendi
    2. Quello che differenzia è il trattamento riservato dalle aziende ai laureati, alla scarsa considerazione per la vera ricerca, il fatto che l'Italia si basa sulla piccola media impresa che ha bisogno di tuttofare e non di veri specialisti.

    Sulla base del secondo punto un governo o parlamento che sia, dovrebbe spingere a un radicale cambiamento della filosofia mentale delle aziende, che in Italia si sanno lamentare solo delle tasse e richiedono maggior flessibilità.

    Quando si chiederà alle aziende italiane di dare un pò soddisfazione ai propri dipendenti laureati?Quando un laureato italiano si potrà sentire felice del proprio mestiere senza per forza dover espatriare o lasciare la sua famiglia? (tra parentesi..e poi si parla di favorire la famiglia..e si assitono a questi nuclei di persone che non hanno quasi il tempo neppure di dormire assieme)..

    Certamente ci saranno isole felici, ne sono certo, ma se stiamo a scrivere e a leggere questi blog e se non li leggiamo dai colleghi finlandesi, inglesi o tedeschi, ci sarà pure un motivo..

    Via | laureatopentito.blogspot.com

    lunedì 5 marzo 2007

    Giovane laureato? Ahi ahi ahi..

    Si registrano ancora una volta dati sconfortanti per i laureati italiani che nella nuova indagine di Almalaurea appaiono come un esercito di giovani colti ma lontani anni luce dall'agognato mondo del lavoro

    a cura di Marta Ferrucci

    Nulla di nuovo, penserà qualcuno, se non fosse per il fatto che i dati dell'indagine 2006 appena presentati sono, se possibile, peggiori di quelli dell'anno precedente e per trovare dati altrettanto bassi bisogna risalire al lontano 1999.

    Ad un anno dalla laurea nel 2006 solo il 45% dei laureati triennali ha trovato lavoro nell'arco di un anno, contro il 52% dell'anno precedente. Oltre ad esserci meno laureati occupati anche gli stipendi hanno subito una flessione, al punto che un laureato del 2006 guadagna mediamente meno di un laureato del 2001. E se nel 2005 la metà degli occupati che trovavano lavoro riusciva ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, nel 2006 l'impresa è riuscita solo ad un terzo di loro.

    Sappiamo tutti che ad un diploma di laurea non corrisponde più un lavoro sicuro ma credevamo (erroneamente) di aver già toccato il fondo. Quel che avete letto fino a qui vi ha demoralizzato? Se siete uomini potete tirarvi su, le colleghe donne infatti stanno peggio di voi: hanno un tasso di occupazione più basso, guadagnano meno e sono ancora più precarie.

    Ma se in Italia non sanno cosa farsene dei laureati, perchè le istituzioni si lamentano del fatto che da noi ce ne sono troppo pochi rispetto ad altri paesi? L'Italia ha meno laureati del Messico e poco più della Turchia, ciononostante il mercato del lavoro non riesce ad assorbirli ed anche il settore della ricerca è poco attenta ai suoi talenti, vedi il fenomeno dei cervelli in fuga. Una serie di contraddizioni difficile da conciliare e che vede l'Italia ancora una volta fanalino di coda in Europa.

    I giovani sono avvertiti: chi si iscrive all'università lo faccia per il proprio interesse personale, per crescere culturalmente, senza aspettarsi che la laurea gli possa aprire le porte del mondo del lavoro. Anzi, a volte è proprio il contrario: "troppo qualificato..." ci si sente dire alla fine di un colloquio.

    Via | studenti.it

    sabato 3 marzo 2007

    Laureati, colti e disoccupati.

    E' l'università dei senza lavoro

    Solo la metà di loro trova impiego a un anno dalla laurea. E’ il peggior risultato dal 1999 a oggi. E sono i più preparati ad avere maggiori difficoltà. Nel 2006 un laureato guadagna in termini reali meno di cinque anni fa. I risultati dell’indagine di AlmaLaurea.
    di FEDERICO PACE

    Iperqualificati, con qualche sogno in testa e sempre meno pagati. Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Sul loro volto sono sempre più evidenti i segni del disagio provato di fronte a quella porta, quasi sempre socchiusa, che dovrebbe portarli al lavoro e alla maturità.

    Quando una ragazza o un ragazzo con in tasca la laurea cerca un posto, pare di vedere un gigante che prova ad entrare attraverso la piccola porticina di una minuscola casa di lillipuziani. Tanti pochi e tanto poco adeguati sono i posti di lavoro che il sistema economico e il mondo delle aziende italiane prepara per loro. Addetti per i call center o cassieri di negozio che siano. Con il paradosso, che a questo punto pare quasi logico, che sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto guadagnava cinque anni fa il fratello maggiore.

    Fenomeni conosciuti si dirà, ma il fatto è che quest’anno le cose sono andate ancora peggio. Tanto che per trovare un impiego non è neppure sufficiente aspettare un anno. I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati “triennali” (erano il 52 per cento l’anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999. I dati sono quelli della nona indagine sulla Condizione Occupazionale dei laureati italiani presentata oggi a Bologna da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 49 università italiane. Ed è forse utile sapere che il convegno prevede per la mattina di sabato 3 marzo anche una tavola rotonda che dibatterà di questi numeri e a cui parteciperanno anche Fabio Mussi, il ministro dell’Università, e Cesare Damiano, il ministro del Lavoro, insieme ad Andrea Cammelli, il direttore di Almalaurea, e il presidente Crui Guido Trombetti.

    Secondo l’indagine, l’instabilità che caratterizzava già molti degli impieghi degli anni scorsi si è fatta ancora più acuta. Sia per i laureati “triennali” che per quegli ultimi che stanno uscendo dal percorso previsto dal vecchio ordinamento. Solo un giovane su tre che ha conseguito una laurea breve - e ha trovato un impiego - è riuscito a siglare un contratto a tempo indeterminato. L’anno scorso l’impresa era riuscita al 40 per cento di loro. Stessa storia per i giovani che hanno ultimato il percorso di laurea del “vecchio ordinamento”, la quota di chi è riuscito ad avere un contratto stabile è scesa al 38,4 per cento. Il lavoro atipico dal 2001 a oggi è cresciuto di ben dieci punti percentuali.

    “Seppure rimangono innegabili le miglior opportunità occupazionali e di retribuzioni di un laureato rispetto a quelle di un diplomato – ci ha detto Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - la ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dalle università che continuano a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata. Il loro infatti non è solo un problema occupazionale, ma anche di esclusione dalla rappresentanza e dalla classe dirigente. Chi ha dai 25 ai 39 anni rappresenta il 30% della popolazione, ma è rappresentato da meno del 10% dei parlamentari.”

    C’è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l’anno scorso. Prendono qualcosa in più i laureati pre-riforma che a fine mese arrivano fino a 1.042 euro. Poco più dell’anno scorso ma, al netto del costo della vita, ancora meno di quanto un neolaureato guadagnava cinque anni fa.

    Senza dire che l’Italia vanta il minoro numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l’86,4 per cento contro una media europea pari all’89 per cento). Scorrendo i dati dell’indagine di AlmaLaurea si ricava la triste conferma che nel cuore delle nuove generazioni, anche lì dove è opportuno che l’Italia sia più moderna e vicina all’Europa, covano e crescono le stesse antiche contraddizioni e disparità che gravano da tempo infinito sul corpo del malato Italia.

    Le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini. A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini. Quanto alla precarietà a un anno dalla laurea il 52 per cento delle donne ha un contratto atipico contro il 41,5 per cento degli uomini. E la disparità è ancora più acuta per le laureate “triennali”, visto che solo il 34 per cento delle donne ha un impiego stabile contro il 48 per cento dei loro colleghi uomini.

    Stesso discorso per le disparità territoriali. Nel 2006 sei laureati del Nord su dieci trova lavoro dopo un anno mentre per le regioni del Sud le cifre si fermano al 40 per cento. Ovvero le stesse quote nel lontano 1999. Senza dire che a cinque anni dalla laurea, i giovani del Mezzogiorno prendono 1.167 euro al mese mentre i ragazzi del Nord arrivano a 1.355 euro al mese.

    Non c’è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All’estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati. Se non si mette mano a questo problema, se non si trova un articolato piano per valorizzare i talenti che escono dalle nostre facoltà, poco si potrà fare per dare slancio al nostro paese.

    Via | repubblica.it