sabato 3 marzo 2007

Laureati, colti e disoccupati.

E' l'università dei senza lavoro

Solo la metà di loro trova impiego a un anno dalla laurea. E’ il peggior risultato dal 1999 a oggi. E sono i più preparati ad avere maggiori difficoltà. Nel 2006 un laureato guadagna in termini reali meno di cinque anni fa. I risultati dell’indagine di AlmaLaurea.
di FEDERICO PACE

Iperqualificati, con qualche sogno in testa e sempre meno pagati. Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Sul loro volto sono sempre più evidenti i segni del disagio provato di fronte a quella porta, quasi sempre socchiusa, che dovrebbe portarli al lavoro e alla maturità.

Quando una ragazza o un ragazzo con in tasca la laurea cerca un posto, pare di vedere un gigante che prova ad entrare attraverso la piccola porticina di una minuscola casa di lillipuziani. Tanti pochi e tanto poco adeguati sono i posti di lavoro che il sistema economico e il mondo delle aziende italiane prepara per loro. Addetti per i call center o cassieri di negozio che siano. Con il paradosso, che a questo punto pare quasi logico, che sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto guadagnava cinque anni fa il fratello maggiore.

Fenomeni conosciuti si dirà, ma il fatto è che quest’anno le cose sono andate ancora peggio. Tanto che per trovare un impiego non è neppure sufficiente aspettare un anno. I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati “triennali” (erano il 52 per cento l’anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999. I dati sono quelli della nona indagine sulla Condizione Occupazionale dei laureati italiani presentata oggi a Bologna da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 49 università italiane. Ed è forse utile sapere che il convegno prevede per la mattina di sabato 3 marzo anche una tavola rotonda che dibatterà di questi numeri e a cui parteciperanno anche Fabio Mussi, il ministro dell’Università, e Cesare Damiano, il ministro del Lavoro, insieme ad Andrea Cammelli, il direttore di Almalaurea, e il presidente Crui Guido Trombetti.

Secondo l’indagine, l’instabilità che caratterizzava già molti degli impieghi degli anni scorsi si è fatta ancora più acuta. Sia per i laureati “triennali” che per quegli ultimi che stanno uscendo dal percorso previsto dal vecchio ordinamento. Solo un giovane su tre che ha conseguito una laurea breve - e ha trovato un impiego - è riuscito a siglare un contratto a tempo indeterminato. L’anno scorso l’impresa era riuscita al 40 per cento di loro. Stessa storia per i giovani che hanno ultimato il percorso di laurea del “vecchio ordinamento”, la quota di chi è riuscito ad avere un contratto stabile è scesa al 38,4 per cento. Il lavoro atipico dal 2001 a oggi è cresciuto di ben dieci punti percentuali.

“Seppure rimangono innegabili le miglior opportunità occupazionali e di retribuzioni di un laureato rispetto a quelle di un diplomato – ci ha detto Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - la ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dalle università che continuano a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata. Il loro infatti non è solo un problema occupazionale, ma anche di esclusione dalla rappresentanza e dalla classe dirigente. Chi ha dai 25 ai 39 anni rappresenta il 30% della popolazione, ma è rappresentato da meno del 10% dei parlamentari.”

C’è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l’anno scorso. Prendono qualcosa in più i laureati pre-riforma che a fine mese arrivano fino a 1.042 euro. Poco più dell’anno scorso ma, al netto del costo della vita, ancora meno di quanto un neolaureato guadagnava cinque anni fa.

Senza dire che l’Italia vanta il minoro numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l’86,4 per cento contro una media europea pari all’89 per cento). Scorrendo i dati dell’indagine di AlmaLaurea si ricava la triste conferma che nel cuore delle nuove generazioni, anche lì dove è opportuno che l’Italia sia più moderna e vicina all’Europa, covano e crescono le stesse antiche contraddizioni e disparità che gravano da tempo infinito sul corpo del malato Italia.

Le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini. A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini. Quanto alla precarietà a un anno dalla laurea il 52 per cento delle donne ha un contratto atipico contro il 41,5 per cento degli uomini. E la disparità è ancora più acuta per le laureate “triennali”, visto che solo il 34 per cento delle donne ha un impiego stabile contro il 48 per cento dei loro colleghi uomini.

Stesso discorso per le disparità territoriali. Nel 2006 sei laureati del Nord su dieci trova lavoro dopo un anno mentre per le regioni del Sud le cifre si fermano al 40 per cento. Ovvero le stesse quote nel lontano 1999. Senza dire che a cinque anni dalla laurea, i giovani del Mezzogiorno prendono 1.167 euro al mese mentre i ragazzi del Nord arrivano a 1.355 euro al mese.

Non c’è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All’estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati. Se non si mette mano a questo problema, se non si trova un articolato piano per valorizzare i talenti che escono dalle nostre facoltà, poco si potrà fare per dare slancio al nostro paese.

Via | repubblica.it

13 commenti:

VascoRossi ha detto...

E' cosi. In Italia i laureati non li vogliono pagare come si deve.
Strano però che i soldi per pagare un milione di euro alla Hunziker li trovano senza problemi?!

Lorito ha detto...

Quelli sono soldi nostri, provengono dalla finanziaria.
Il bello è proprio questo:
a noi povera gente c'hanno alzato il bollo all'auto e c'hanno aumentato un pò tutte le tasse, per contro, il governo è riuscito a far passare nella stessa finanziaria, i compensi milionari di Hunziker e Pippo Baudo.

Nongio ha detto...

E vogliono farci credere che a questo mondo sia normale che un presentatore e una soubrette guadagnino cosi tanto!!!?
SVEGLIAAAAAA!!!!!

Cosa sono gli italiani?!
Un popoli di zombi che guardano sanremo e pagano senza pensare e senza protestare?!?

Belv ha detto...

In quest'Italia in crisi, pagare un milione di euro alla Hunziker equivale a una vera e propria bomba atomica pronta a esplodere!!

http://fannotelevisione.blogspot.com/2007/03/sanremo-pi-di-un-milione-di-euro-alla.html

Ma cosa pensavano che non ce ne accorgessimo?!

Nongio ha detto...

Hai ragione!!
Al rogo la Hunziker... strappiamogli lo scalpo e caviamole gli occhi!!!

Fuoco e Fiamme - Fuco e Fiamme

Fuoco e Fiamme - Fuco e Fiamme

Fuoco e Fiamme - Fuco e Fiamme

Anonimo ha detto...

Avete rotto INGEGNERI!!!

Anonimo ha detto...

Dobbiamo ribellarci a questa Italia ingiusta dove contano solo quelli che lavorano in televisione... è un assurdita!!
La televisione è intrattenimento, ne piu ne meno... non dimentichiamocelo!!!!

W INTERNET

UnoGiusto ha detto...

Basta cosi ragazzi:

Noi dobbiamo essere fieri di essere degli ingegneri e non dei buffoni che lavorano nella televisione!!!

Gigi ha detto...

E' vero, anche se guadagno solo 1000 euro al mese sarò sempre superiore a quei parassiti succhia soldi che popolano la televisione..

Cur ha detto...

Ricordiamoci che c'è anche il problema della troppa flessibilità del lavoro!!!

Anonimo ha detto...

Flessibilità = sfruttare al massimo un neo assunto, sottopagarlo e successivamente cacciarlo prendendo un altro stagista. E ricomincio daccapo.

Saggio ha detto...

Ci sono troppi laureati in Italia.

Questa nazione è diventata troppo piccola per tutti noi. Questa è la veriatà. Questo è il problema.

ING__ ha detto...

Avete ragione. Basta con i politici che vogliono far laureare tutti ad ogni costo.
Io adesso sono ingegnere e sono disoccupato.

Bella fatica per niente.